L’Italian Sounding non ferma l’export italiano: i dati di Assocamerestero 

L’agroalimentare italiano segna nel 2017 un importante traguardo: dopo quattro anni di stop a quota 132 miliardi di euro, i ricavi del settore tornano finalmente a crescere, raggiungendo il valore di 137 miliardi di euro (190 se si considera l’intero settore, comprensivo del primario), con un aumento del 3,8% rispetto al 2016.

Il risultato è in gran parte attribuibile all’andamento dell’export: nel 2017 le esportazioni raggiungono i 32,1 miliardi di euro (+7% su base annua), con un’incidenza del 23,4% sui ricavi totali del comparto (all’inizio dello scorso decennio era ferma al 13%).

Il trend positivo caratterizza anche l’avvio del 2018, con un ulteriore aumento del fatturato del 3,5% nei primi due mesi dell’anno. Al di fuori dell’Europa, l’Area nordamericana si conferma il primo riferimento per il food & beverage Made in Italy, con un valore delle vendite pari a 4,8 miliardi di euro nel 2017 e una quota del 14,2% sul totale dell’export agroalimentare, testa a testa con quella della Germania. Gli Stati Uniti e il Canada, inoltre, sono tra le prime 10 destinazioni dell’export di DOP e IGP, con il 12,4% delle esportazioni dei prodotti certificati. In particolare, gli USA rappresentano il secondo mercato a livello globale dopo la Germania e il primo nell’Area, con una quota dell’82% dell’export agroalimentare in Nord America.

La crescita delle esportazioni di agroalimentare ha portato a fissare come obiettivo a lungo termine i 50 miliardi di export del settore nel 2020. In realtà, l’Italia avrebbe forse già raggiunto questo traguardo se non fosse per l’impatto del fenomeno dell’Italian Sounding sulle vendite del F&B italiano all’estero, fa sapere Assocamerestero: sei prodotti alimentari di tipo italiano su dieci sono infatti il risultato dell’agropirateria internazionale. L’Italian Sounding riguarda il 97% dei sughi per pasta, il 94% delle conserve sott’olio e sotto aceto, il 76% dei pomodori in scatola e il 15% dei formaggi. L’impatto globale del fenomeno, unito a quello della vera e propria contraffazione, si attesta su un giro d’affari stimato in 100 miliardi di euro l’anno (in crescita del 70% negli ultimi dieci anni), pari al triplo del valore dell’export alimentare nazionale, un quarto dei quali si concentra solo negli Stati Uniti (23 miliardi di euro).

I prodotti del food Italian Sounding vengono acquistati prevalentemente – sia in Nord America che in Europa – nei grandi canali di vendita: GDO (per il 48,6% dei prodotti) e grandi catene di supermercati (per il 45,5%). In Nord America le riduzioni di prezzo rispetto alle marche italiane leader di riferimento, viaggiano su una forchetta dal -22% al -54% per la pasta secca, mentre si attestano in media al -42% per gli altri tipi di pasta (tortellini, lasagne etc.). La riduzione più elevata è emersa a Città del Messico. Diversi i nomi (“Tortellini tricolor”, “Raviolini” etc.) e le grafiche utilizzate per richiamare il Made in Italy autentico.